Voto agli italiani all’estero

Mentre la politica delle”intese” mette a dura prova l’accordo tra PD e M5S e le polemiche, si sono fatte palesi, torniamo sul fronte politico nazionale. Nonostante le diatribe e i silenti disappunti, il 2020 sarà un anno difficile per questa Legislatura.

Da noi, tanto per essere obiettivi, non è una novità. Quando c’è da scegliere tra più ”mali”, si agisce per favorire quello che, all’apparenza, sembra il minore. Anche se, magari, non l’è. Prima di ogni altra considerazione, ci sarebbe da cambiare la legge elettorale. Quindi, si dovrebbe tornare alle urne con un meccanismo maggioritario bene articolato.

 Col “maggioritario” i conti potrebbero tornare. Nel senso che per i vari Collegi elettorali i seggi sarebbero ripartiti sui voti ottenuti da ciascun partito in lizza. Insomma, la maggioranza parlamentare darebbe maggiori garanzie politiche per un Esecutivo coerente. Anche nel caso di una “riduzione” degli “onorevoli” in carica. Intanto, l’ipotesi di un Partito degli Italiani nel Mondo, indipendente, sembra definitivamente tramontato. Così gli elettori residenti fuori dai confini nazionali, potrebbero solo affidarsi a candidati appartenenti a una delle numerose formazioni politiche nel Bel Paese che hanno seminato loro rappresentanti oltre confine.

Come Osservatori dello “status” degli italiani all’estero, sollecitiamo un nuovo ordinamento sulla loro rappresentatività politica. Il tempo, che è galantuomo, darà ragione, o meno, al nostro punto di vista. L’importante è che i Connazionali nel mondo, che sono milioni, scaccino dalle loro menti la “fatalità” elettorale e siano messi nelle condizioni per esercitare un’effettiva “autonomia” politica. Concretezza che, almeno per ora, non è stata mai presa in reale preventivo.

Giorgio Brignola

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